"Nell'acqua salmastra gli spiriti fanno festa" (Ryuji Takayama)
La morte di Tomoko
Tokio, 1997. Reiko Asakawa è una giornalista televisiva specializzata in leggende metropolitane e casi di cronaca nera. Decide, così, di indagare sulla misteriosa morte della nipote Tomoko, avvenuta improvvisamente mentre era in casa in compagnia di un'amica. Reiko scopre che una settima prima, Tomoko era stata ad Izu, una rinomata località di vacanza, insieme ad un gruppo di amici. Dopo aver guardato un filmato disturbante registrato su una misteriosa videocassetta dalla copertina scura, Tomoko ricevette una telefonata da una persona sconosciuta informandola che sarebbe morta dopo sette giorni.
Indagini
Reiko si reca ad Izu per cercare indizi sulla morte di Tomoko. Nella reception dell'albergo dove alloggiava la nipote, la giornalista scopre una misteriosa videocassetta dalla copertina nera che non esita a guardare. Una serie di immagini disturbanti scorrono sullo schermo, terrorizzando la povera Reiko. Ritornata a Tokio, Reiko chiede aiuto all'ex marito Ryuji, professore universitario, che guarda a sua volta la misteriosa videocassetta. Appena terminata la visione, Ryuji riceve una telefonata da qualcuno che non conosce: il suo destino è segnato, verrà a mancare tra sette giorni.
La medium di Oshima
Il fantasma di una ragazzina con lunghi capelli neri e una sottana bianca compare prima a Reiko e poi a Ryuji. Quest'ultimo scopre all'interno del video misterioso la parola Miharayama: si tratta di un vulcano ubicato nell'isola di Oshima. Qui viveva quarant'anni prima la medium Shizuko Yamamura, che predisse proprio l'eruzione del vulcano. La donna, etichettata come strega e perseguitata dalla comunità di Oshima, morì suicida gettandosi nella bocca infuocata del vulcano Miharayama.
Nel segno di Sadako
Reiko e Ryuji salpano per Oshima alla ricerca della verità sulla medium Shizuko. Oshima è una suggestiva isola vulcanica, dalle lunghe spiagge di sabbia scura, lambite da acque cristalline, sormontata dall'imponente vulcano Miharayama. Un luogo incantato e al contempo oscuro, che nasconde segreti sepolti dal tempo e dalla cattiveria umana. Qui trovano alloggio presso l'albergo di proprietà dello zio della medium, che racconta ai due giovani dell'esistenza di una bambina, Sadako. Quest'ultima, figlia di Shizuko, aveva poteri paranormali, esattamente come sua madre, con la capacità immonda di uccidere il prossimo con la forza del pensiero. Dopo il suicidio di Shizuko, sarà il professore Inkuma a prendersi cura della piccola Sadako, di cui si sono ormai perse le tracce, forse per sempre.
The Ring - Commento
Pietra miliare
The Ring, diretto nel 1998 da Hideo Nakata, è tratto dal romanzo omonimo di Koji Suzuki. Pietra miliare dell'horror soprannaturale nipponico, questo piccolo gioiello di terrore e di suspense, trae spunto da una leggenda orrorifica del folclore locale: la storia della serva Okiku e di un pozzo maledetto. A fare da sfondo alla storia è il Castello di Himeji (noto anche come Airone Bianco) nel Giappone occidentale, un antico bastione costruito tra il 1333 e il 1346 per il signore di Himeji.
La storia di Okiku
Okiku, serva del samurai Tessan Aoyama, lavorava nelle segrete dei sotterranei del castello. Uno dei compiti di Okiku era di badare ad una collezione di dieci piatti d'oro di proprietà del samurai Aoyama. Quest'ultimo, perdutamente innamorato di Okiku, decise di nasconderne uno per vendicarsi del rifiuto della donna. Disse ad Okiku che se non si fosse decisa a stare con lui, allora l'avrebbe incolpata di aver rubato il piatto. Questa accusa avrebbe portato prima alla tortura e poi all'esecuzione della povera serva.
Versioni alternative
In una versione della storia fu la stessa Okiku a gettarsi nel pozzo, ponendo fine alla sua vita. In un'altra versione fu Aoyama a scaraventarla nel pozzo per vendetta. Dopo la morte di Okiku, il fantasma vendicativo della donna prese a strisciare fuori dal pozzo e ad apparire ad Aoyama portato inevitabilmente alla follia dalle urla agghiaccianti dello spettro, udite quotidianamente nel cuore della notte. Fu poi udita contare uno per uno i dieci piatti d'oro nelle segrete del castello, urlando inesorabilmente quando si rendeva conto che il decimo piatto mancava all'appello.
Raffigurazioni di morte
Le illustrazioni dell'epoca raffigurano Okiku in maniera molto simile a Sadako, con lunghi capelli neri e un abito bianco. Si tratta, in realtà, della rappresentazione generica di una persona morta in circostanze tragiche: questi fantasmi sono chiamati in Giappone Yurei, ovvero anima flebile o spirito oscuro. Sono spesso donne sepolte con lunghi abiti bianchi e capelli fluenti. Ancora oggi, fuori le mura del Castello di Himeji, è possibile visitare il Pozzo di Okiku, circondato da sbarre di ferro battuto. Forse un estremo tentativo di tenere Okiku lontana dal mondo dei vivi.
La regia oscura di Hideo Nakata
L'acqua e gli spiriti
Nell'acqua salmastra gli spiriti fanno festa. Questo antico detto popolare giapponese racchiude il senso profondo della storia di The Ring. L'acqua e gli spiriti. Ancora meglio, l'acqua salmastra, ovvero salina e sporca, e gli spiriti dei defunti. Non defunti qualunque, ma Yurei, ovvero anime oscure e tormentate, morti in circostanze tragiche. Nel film di Nakata troviamo l'acqua in maniera insistente: la pioggia che batte incessante e inzuppa i personaggi, l'acqua dell'oceano che lambisce le coste dell'isola di Hoshima, l'acqua salmastra del pozzo maledetto.
Angoscia e straniamento
La macchina da presa di Nakata indugia nelle stanze vuote delle case asettiche e ultra-ordinate dei personaggi, creando una sensazione di angoscia e straniamento nello spettatore. La macchina da presa è per lo più fissa, inquadra volti in primo piano sconvolti e terrorizzati, oppure in dettaglio un oggetto di arredamento (come lo specchio maledetto nell'albergo dell'isola di Oshima). Panoramiche spettacolari restituiscono scorci marini dell'isola di Oshima, onde rotanti che si increspano e si rifrangono su scogli aguzzi.
Ritorno al passato
Nakata utilizza il flashback in bianco e nero per riportare a galla un passato oscuro e dimenticato (come nella dimostrazione pubblica della medium Shizuko oppure nell'occultamento di Sadako in fondo al pozzo da parte di Inkuma). Un ultimo, agghiacciante fermo immagine restituisce il volto deformato di Ryuji. Da menzionare la camminata a scatti di Sadako, spettro iracondo e vendicativo, che fa la sua prima, disturbante apparizione sul grande schermo e più in generale nel mondo delle la celluloide: vestita di bianco, con fluenti capelli neri che le ricadono sul volto, icarna lo Yurei per eccellenza della cultura spiritica giapponese. Un fantasma del passato, celato in un pozzo oscuro, che chiede soltanto un briciolo di amore, quello della sua mamma.







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