"C'è una giustizia superiore a quella dell'uomo. Io verrò giudicata da Lui." (Annie Wilkes)
Uno scrittore in procinto di pubblicare un nuovo romanzo, una misteriosa ammiratrice armata di mazzetta, una casa maledetta nel cuore delle Colorado Mountains. Il maestro del brivido plasma il suo incubo più agghiacciante.
Misery non deve morire - Il plot
Il motel di Sidewinder
Mi chiamo Paul Sheldon e sono uno scrittore. Ho fatto fortuna con la serie di romanzi dedicata alla nobildonna Misery Chastain. Prima di terminare un nuovo libro, mi piace ritirarmi nel motel di Sidewinder, una località montuosa nello stato del Colorado. Un fiammifero, un bicchiere e una bottiglia di Don Perignon. Questo mi fu portato in camera quando terminai la mia ultima creazione letteraria. A bordo della mia Mustang guardai per l'ultima volta le montagne innevate, misi in moto e comincia la discesa dei tornanti.
Mi chiamo Annie Wilkes e un tempo facevo l'infermiera. Ho una bella fattoria nei pressi di Sidewinder, nello stato del Colorado. Mi piace molto leggere, collezionare ninnoli di porcellana, guardare programmi alla tele ed accudire la mia scrofa, Misery. Leggo soprattutto romanzi. Il mio scrittore preferito è Paul Sheldon. Dalla sua penna è nato il personaggio di Misery Chastain, nobildonna di inizio secolo da cui sono praticamente ossessionata. Un bel giorno, precisamente il giorno della tormenta, ho compiuto un miracoloso salvataggio: ho tirato fuori il mio scrittore preferito dalla sua automobile finita fuori strada, salvandolo da una morte certa.
Sepolto nella neve
Mentre percorrevo i tornanti giù per la collina di Sidewinder, una tormenta improvvisa si abbatté sulla zona, spruzzando una quantità abnorme di neve. La Mastang perse aderenza, slittò inesorabilmente e finì in un fosso a lato della strada. Ero mezzo morto, lacero e contuso, bloccato dalle lamiere della mia automobile. Ci vorrebbe un miracolo, pensai in quel momento. Fu così che arrivò lei, la mia ammiratrice numero uno.
Sheldon dava ancora qualche debole segno vitale. Lo vedevo muovere lentamente la testa dal finestrino dell'auto. Con un pezzo di legno che raccolsi lì accanto, sbloccai lo sportello e piano piano lo tirai fuori dalla macchina. Era combinato veramente male. Me lo caricai sulle spalle, pesava incredibilmente. Con tutta la forza di cui ero capace, comincia lentamente a muovermi nella neve in direzione del mio pick up.
La mia ammiratrice numero uno
Quando riaprii gli occhi, non ero più a bordo della mia Mastang, ma all'interno di una stanza ammobiliata, immobilizzato in un letto ortopedico, con le coperte rimboccate fino al collo. Di fronte a me c'era lei. Una donna alta e robusta, capelli castani di media lunghezza, occhi celesti piccoli e inespressivi. Mi stava sussurrando qualcosa. "Mi chiamo Annie. Faccio l'infermiera e sono la tua ammiratrice numero uno".
Sheldon era a letto. Aveva riacquistato i sensi. Mi guardava stupefatto con i suoi occhioni azzurri. Mi presentai. "Annie Wilkes, di professione infermiera. Sono la tua ammiratrice numero uno". Mi fece un mezzo sorriso, poi sconfitto dalla stanchezza chiuse di nuovo gli occhi. Non riuscivo a crederci: Paul Sheldon era nella mia fattoria!
La fattoria Wilkes
Nella fattoria Wilkes trascorsi una quantità infinita di giorni, non saprei più dire quanti. Annie mi accudiva, mi lavava e mi preparava da mangiare. Parlava sempre di Misery. Decisi così, per sdebitarmi, di farle leggere il manoscritto che lei stessa aveva tirato fuori dalla mia Mustang. Annie era al settimo cielo. Era il mio nuovo libro, una storia avvincente in cui mi ero buttato a capofitto e sperai tanto che le sarebbe piaciuto. Avevo delle regole ferree sulla lettura di un manoscritto prima della pubblicazione, ma fui felice di darlo ad Annie e mi interessava sapere che cosa ne avrebbe pensato.
Sheldon mi fece un regalo inaspettato: un manoscritto nuovo di zecca da leggere! Fui al colmo della felicità. Lo ringraziai e sgattaiolai nella mia camera per immergermi subito nella lettura. Il manoscritto non aveva nulla a che fare con Misery Chastain. Strano, pensai. Forse ha deciso di dedicarsi parallelamente ad una nuova serie di romanzi. Non mi piaceva il linguaggio utilizzato, o meglio le parole che metteva in bocca agli abitanti di una cittadina rurale. Erano sguaiati e sboccati. Non avrei potuto tollerare oltre, così decisi di dirglielo. Non la prese molto bene.
In trappola
Annie lesse il mio libro avidamente. Un giorno, mentre mi imboccava, cominciò a lamentarsi del linguaggio colorito che avevo utilizzato. Si arrabbiò talmente tanto da versare il brodo sulla coperta. Ero sconvolto. Fu in quel preciso momento che cominciai a pensare di essermi cacciato in una situazione difficile. Dubitai della salute mentale della mia ospite. In seguito Annie acquistò l'ultimo libro della serie Misery dal titolo Il figlio di Misery e si immerse in una lettura matta e disperata. Fu così che apprese della morte del suo personaggio preferito e della fine ufficiale della storia. Ne pagai ancora una volta le conseguenze. Ormai ero in trappola.
Sheldon mi aveva ferito profondamente. Aveva deciso di fare morire per sempre la mia Misery! Lo scoprii dopo aver acquistato l'ultimo volume della serie. Ero sconvolta. Come avrei fatto ad andare avanti? Chi mi avrebbe dato la forza nelle giornate buie? Non potevo permettere che Misery scomparisse dalla faccia della Terra. Così affrontai Paul. Fui davvero cattiva, violenta e spietata. Ma meritava tutto quello che gli feci. Non poteva passarla liscia.
L'album dei ricordi
Durante una delle capatine di Annie nella cittadina di Sidewinder, ebbi occasione di gironzolare per la casa. Mi spostavo ancora con la carrozzina, poiché i dolori alle gambe si facevano sentire puntuali come i rintocchi di un orologio. Mi recai nel salotto di casa Wilkes. Ero circondato da cornici, vecchi merletti, ninnoli in ceramica e antichi mobili di legno. Un volume colorato catturò la mia attenzione. Si trattava dell'album dei ricordi di Annie, il "Memory Lane". All'interno campeggiavano fotografie di famiglia e vecchi articoli di giornale. Uno in particolare mi tolse il sonno per parecchie notti. Annie era stata arrestata e processata per una brutta storia di neonati morti nella culla. Accadde mentre lavorava come capo sala nel reparto neonatale dell'ospedale cittadino. Non riuscii a credere a quello che stavo leggendo. Dove diavolo ero andato a finire?
Sheldon mi aveva giocato un brutto tiro. A mia insaputa, abbandonava ripetutamente la sua stanza (all'inizio non riuscii a capire come diavolo avesse fatto ad aprire la porta chiusa a chiave) e gironzolava per la casa, mettendo il naso nelle mie cose e frugando dappertutto. Perché lo chiudevo in casa? Era necessario, una misura cautelare messa in atto esclusivamente per il suo bene. Scoprii tutto grazie al mio pinguino di ceramica che punta sempre verso Nord. Lo trovai girato nella posizione contraria. Allora comincia ad indagare. Trovai una manciata di pillole di Novril sotto il materasso, insieme al mio coltellaccio da cucina. Che diavolo aveva intenzione di fare? Non era sufficiente vivere in casa con me, che lo curavo, lavavo, vestivo? Non gli bastava il mio amore incondizionato?
La punizione
Annie scoprì ben presto i miei giretti in casa durante le sue assenze notturne. Si accorse anche della piccola collezione di pillole che avevo conservato in un foro all'interno del materasso. Poteva sentire ormai la mia insofferenza, percepiva la paura che provavo in sua presenza, la mia voglia di scappare dalla fattoria Wilkes e di non farvi più ritorno. Decise di vendicarsi con una orribile punizione. Una pratica, così disse, che veniva eseguita alla fine del secolo scorso sui minatori che decidevano all'improvviso di abbandonare la miniera e fare ritorno alle loro case. Fu la fine di tutto. Ormai sapevo che sarei morto nella fattoria Wilkes.
Era arrivato il momento di mettere in atto quella che chiamavo "la punizione". Sheldon doveva pagare e, alla fine, non avrebbe potuto più muoversi di un millimetro. Una notte, mentre dormiva, gli sparai nel braccio una buona dose di sonnifero servendomi di una siringa con ago sottile. Mentre dormiva sistemai per bene due cubi di legno ai lati delle sue caviglie. Gli legai mani e piedi. Preparai una mazzetta da utilizzare alle prime luci dell'alba. Aspettai che il sonnifero dissipasse il suo effetto. Sheldon spalancò gli occhi azzurri e mi vide di fronte a lui con la mazzetta in mano.
Il figlio di Misery
Ma così non fu. Nonostante quello che Annie mi aveva fatto, decisi di andare avanti, di recuperare le forze, nella speranza di fuggire via da quella maledetta fattoria, prima o poi. Anni mi comprò carta e macchina da scrivere. Trascorsi giorni infiniti a scrivere una nuova storia. Fare rinascere Misery. Ecco cosa voleva Annie. Non accettava la sua morte e mi chiese di riportarla in vita. E così feci. L'ultimo libro della serie sarebbe stato dedicato interamente al figlio di Misery Chastain. Al termine del libro precedente Misery era nella tomba, dopo un parto fatale. Ripartii proprio da quel punto.
Sheldon doveva riportare Misery in vita. Era quello l'unico modo per sistemare le cose. Gli comprai carta e macchina da scrivere, gli sistemai un tavolino da campeggio vicino alla vetrata della camera da letto, in modo che trovasse ispirazione nel panorama innevato. Paul lavorò alacremente, senza fermarsi mai. Tutto quello che scriveva era perfetto. Misery era tornata e niente e nessuno avrebbe potuto farla sparire di nuovo.
Atto finale
Annie era al settimo cielo dopo il ritorno alla vita di Misery Chastain. La sua felicità era al colmo ma anche la sua follia. Conservava in una vecchia pistola semi arrugginita due proiettili, uno per lei e uno per me. Così diceva. Avremmo dovuto morire insieme, un ultimo atto d'amore perpetrato nei recessi della fattoria Wilkes. Fu in quel momento che decisi di raccogliere tutte le energie che mi restavano. Non sarei morto in una sperduta fattoria del Colorado, abbandonando la mia famiglia nel dolore e nello sconforto, nelle grinfie di una psicopatica. Avrei di nuovo ricominciato a scrivere e Misery non mi avrebbe più abbandonato.
La vecchia pistola di mio padre era ancora in grado di sparare. Avevo conservato due proiettili. La caricai e la conservai nel cassetto della mia camera da letto. Sapevo che al momento opportuno avrei dovuto usarla. Io e Paul saremmo morti insieme. Misery sarebbe sopravvissuta. Ma dovevamo fare in fretta. Qualcuno sarebbe arrivato dalla città a cercare Paul. Non c'era più tempo. Preparai tutto come piaceva a lui. Disposi su un vassoio un fiammifero, un bicchiere e una bottiglia di Don Perignon. Quando portai il vassoio a Paul, lui gentilmente mi fece notare che stavolta sarebbero serviti due bicchieri. Mi sentii onorata. Quando ritornai nella camera trovai Paul con un involucro di carta arrotolata in una mano, nell'altra il fiammifero acceso. Gli occhi erano più azzurri che mai, la fronte corrucciata, la bocca contratta in una smorfia di terrore.
Misery non deve morire - Commento
Misery non deve morire, diretto da Rob Reiner nel 1990, è la trasposizione cinematografica del romanzo Misery di Stephen King, pubblicato nel 1987. La sceneggiatura è scritta da William Goldman, la fotografia è curata da Barry Sonnenfeld, mentre il montaggio è di Robert Leighton. Compositore delle musiche è Marc Shaiman, i costumi sono di Gloria Gresham. Credo fermamente che un prodotto audiovisivo sia il risultato del lavoro di diverse maestranze. Mai come in Misery non deve morire queste maestranze hanno lavorato al meglio delle loro possibilità, lasciando ai posteri un'eredità più unica che rara. Gioiello di suspense e terrore, Misery non deve morire ha dettato una volta per tutte i codici del genere horror/thriller, dando luogo ad una serie di epigoni, che mai e poi mai sono riusciti ad eguagliare l'originale e mai ci riusciranno.
Ambientazione: le Colorado Mountains e i grattacieli di New York
Misery non deve morire è una pellicola che vive di dicotomie. La prima è quella relativa all'ambientazione. Da un lato le spettacolari Colorado Mountains con i picchi innevati, i tornanti pericolosi che scendono giù fino alle colline, gli specchi d'acqua che diventano piste ghiacciate d'inverno. La storia del film è ambientata nella cittadina di Sidewinder, ma solo nella fantasia del maestro del brivido: Sidewinder non esiste, è una città immaginaria, in realtà nel film vediamo due luoghi differenti: da una parte il Timberline Lodge, ubicato nell'Oregon, ovvero il motel di Sidewinder dove alloggia Paul Sheldon (James Caan) mentre termina il suo ultimo romanzo; dall'altra parte la città di Genoa, nello Stato del Nevada, dove furono effettuate le riprese relative alla cittadina di Sidewinder e che vedono Annie Wilkes, aka Kathy Bates, impegnata a guidare oppure a fare shopping in uno store locale. Ancora, sempre a Genoa furono girate le scene che vedono protagonisti lo sceriffo Bastian McCain (Richard Farnsworth) e il suo vice (la moglie Virginia, interpretata da Frances Sternhagen) mentre svolgono le indagini relative alla scomparsa di Paul Sheldon. Anche in questo caso, quindi, una dicotomia nella dicotomia. Dall'altro lato, dicevamo, accanto alle montagne del Colorado, si stagliano, in tutta la loro maestosità, i grattacieli della città di New York. Sembrano monoliti che fuoriescono dalla terra. Sembrano grattare le nuvole. Ecco perché sono skyscraper. Nella "Grande Mela" sono girate una manciata di scene: la scena in cui Paul Sheldon è a colloquio con la sua editrice, Marcia Sindell, una meravigliosa Lauren Bacall, quella in cui la stessa Marcia telefona preoccupata allo sceriffo di Sidewinder e infine la scena finale in cui Sheldon va a pranzo con Marcia. Una contrapposizione totale e totalizzante. La natura selvaggia che si scontra con il cemento, l'acciaio e il progresso dell'essere umano. La follia di Annie contro la sanità mentale di Sheldon. Annie la rozza, la campagnola ripulita che vive con la sua scrofa Misery vs lo scrittore intellettuale che frequenta i salotti buoni della New York glamour e snob degli anni Novanta.
Scenografia: il kitsch di casa Wilkes tra ninnoli, arsenico e vecchi merletti vs lo studio post-moderno di Marcia Sindell
Seconda dicotomia. Entriamo subito nel vivo. La fattoria Wilkes vs la casa editrice di Marcia Sindell. La fattoria Wilkes è la classica Haunted House della storia del cinema horror. Ubicata in una zona isolata, circondata da neve e montagne, è come una navicella spaziale che emerge da una recesso buio e senza fondo. Tra quelle mura vive Annie, che abbiamo definito campagnola ripulita, aggiungerei campagnola ripulita con una profonda instabilità mentale. Annie è psicopatica, è la Norman Bates al femminile della storia dell'horror made in USA. Norman è il protagonista del capolavoro di Alfred Hitchcock del 1960, Psycho. È circondata da ninnoli di porcellana, vecchi merletti e... arsenico! Annie è piena di veleni, stipati negli anfratti polverosi della fattoria. Annie era un'infermiera, quindi conosce molto bene gli effetti dei medicinali con cui traffica. Annie, per concludere questo focus sul personaggio del villain, è una delle prime serial killer femminili della storia del cinema internazionale. È come le vecchine di Arsenico e vecchi merletti, film giallo diretto da Frank Capra nel 1944, dove fa capolino, per la prima volta sul grande schermo, una simpatica (e diabolica) coppia di sorelle assassine. Rimarrà scolpito per sempre nella memoria degli spettatori lo sguardo carico di odio e sadismo di Annie Wilkes, armata di mazzetta, ai piedi del letto di Sheldon. Brividi lungo la schiena. La scenografia di casa Wilkes, curata a quattro mani da Norman Garwood, Mark W. Mansbridge e Garrett Lewis, è kitsch and cheap. Indimenticabile la carrellata di Reiner nel salotto della fattoria, con zoom finale sul terrificante Memory Lane di Annie. La classe non è acqua, ragazzi! Di contro, accanto al kitsch and cheap, troviamo l'arredamento post-moderno dello studio newjorkese da editor di Marcia Sindell. Il ciarpame contro le linee pulite. E ancora una volta il caos contro l'ordine. Annie contro Sheldon. Altra dicotomia sviscerata.
Fotografia: la dicotomia bianco-rosso/neve-sangue
La fotografia di Misery, curata da Barry Sonnenfeld, è altrettanto dicotomica, doppia e ambigua. Sidewinder è immersa nel bianco candido della neve, New York è immortalata dalla macchina da presa di Reiner viva e piena di sfaccettature colorate. Ma il bianco della neve delle Colorado Mountains nasconde, nei recessi più angusti, il rosso vivo del sangue che sgorga. Quello che imbratta il pavimento della fattoria Wilkes, riga il volto di Paul Sheldon, la camicia da cowboy dello sceriffo Buster, il volto tondo e paffutello di Annie alla fine dello spettacolo. Bianco vs rosso. Neve vs sangue. Vita vs morte. È il leit motiv della pellicola. E la fotografia di Sonnenfeld riesce e cogliere pienamente questa contrapposizione.
Recitazione: Kathy Bates e James Caan, due interpretazioni da Oscar
Kathy Bates e James Caan. Due attori in stato di grazia. Due interpreti che si fanno personaggi. Kathy diventa Annie, James si trasforma in Paul. Incredibile ma vero. Tuttavia, a giudicarsi l'Oscar (anche se entrambi lo avrebbero meritato) è solo Kathy Bates. Tre premi in realtà: l'Oscar alla migliore attrice, il Golden Globe alla migliore attrice drammatica e il Chicago Film Critics Association Award come migliore attrice protagonista. La Bates fa incetta di premi nel 1991. E se li merita tutti. La sua interpretazione di Annie è agghiacciante. Altra dicotomia: Annie è doppia, da una parte la fan numero uno sovrappeso di Sheldon, che conduce una vita bucolica senza troppi scossoni, dall'altra la feroce assassina seriale di poveri neonati deformi o problematici, forse anche indicibile patricida. Annie incarna l'innominabile. È una aberrazione della natura. Ci affascina e ci disgusta al contempo. La Bathes riesce ad esprimere meravigliosamente questa gamma di emozioni. E lo fa sorprendendo lo spettatore volta per volta. Perché Annie è una scoperta continua. E Sheldon? Lo scrittore intellettuale proveniente da una New York iper ordinata e iper civilizzata? Sheldon si può paragonare, in qualche modo, al Jack Torrence di Shining, capolavoro diretto da Stanley Kubrick nel 1980. Tratto, manco a dirlo, da un altro masterpiece di King, Shining appunto. Sheldon come Torrance. Non fosse altro che per la condizione di isolamento forzato a cui viene sottoposto dalle circostanze. Però c'è una profonda differenza tra i due personaggi di Stephen King. Torrance diventa un mostro assetato di sangue, posseduto dallo spirito del custode dell'Overlook Motel, mentre Sheldon resiste all'immobilità e alla reclusione, rinasce dalle proprie ceneri, dimostrando una straordinaria forza e resilienza interiori. Ennesima, suggestiva dicotomia. Del resto, stiamo parlando del maestro del brivido, non di pizza e fichi.
Riprese: Rob Reiner e quelle inquadrature chiarificatrici
Forte di successi come Stand by me - Ricordo di una estate (1986), La storia fantastica (1987), Harry ti presento Sally (1989), Rob Reiner nel 1990 si appresta a girare la trasposizione del romanzo di King, Misery. Disturbanti e impresse per sempre nella memoria, le riprese all'interno della Haunted House per eccellenza, la fattoria degli orrori Wilkes. Carrellate nei corridoi in penombra, primi piani sui volti sconvolti dei personaggi, zoom in chiarificatori su alcuni oggetti (o parti del corpo umano) più o meno importanti ai fini della storia. Ad esempio: il dettaglio dello pneumatico dell'automobile sepolta dalla neve di Sheldon che lo sceriffo Buster non riesce a trovare (ma la cui visione è concessa allo spettatore) durante le ricerche dello scrittore; l'inquadratura ravvicinata del famigerato pinguino di porcellana, pezzo forte della collezione di ninnoli di Annie Wilkes, che punta prima verso Nord e poi verso Sud, disvelando alla padrona di casa la verità sulle fuitine notturne del suo prigioniero; l'inquadratura dall'alto sui blisters di Novril nello sgabuzzino di casa Wilkes che Sheldon si preoccupa di rimettere a posto, dopo aver sottratto una manciata di pillole; il dettaglio degli scarponi da neve di Annie sulle scale d'ingresso della fattoria, mentre si appresta ad entrare in casa, provocando un angosciante momento di suspense; l'ombra sgusciante sotto la porta della camera di Sheldon che prima lo inquieta e poi lo rassicura quando si dilegua; infine, lo zoom in sul ferro vecchio che Annie stringe tra le mani e minaccia un giorno di utilizzare per mettere fine alle sue sofferenze. Insomma, un nutrito parco di inquadrature ravvicinate e chiarificatrici che aiutano lo spettatore ad immergersi nell'universo della storia narrata, volta per volta, punto per punto, come farebbe un lettore nelle pagine di un libro. Da menzionare anche panoramiche e campi lunghi sulle Colorado Mountains e sugli Skyscrapers di New York.
Film vs romanzo: una mazzetta al posto di un'ascia
Misery non deve morire è senza dubbio uno degli horror/thriller che preferisco, la pellicola che una sera lontana degli anni Novanta catturò la mia attenzione di bambina/ragazzina, facendo crescere in me l'amore infinito per il cinema di genere. Forse lo avevate già intuito, ma era necessario scriverlo! Il film, come già scritto, è tratto dal romanzo Misery di King. Tuttavia, ci sono alcune differenze tra film e romanzo. Anzitutto una mazzetta al posto di un'ascia, come indicato già nel sottotitolo. Nel film Annie impugna la famigerata mazzetta, con la quale infliggerà al povero Paul la tortura dei minatori della fine dell'Ottocento. Nel romanzo, invece, Annie si serve di un'ascia con cui amputa il piede sinistro e il pollice di Sheldon. Era davvero troppo, avranno pensato gli sceneggiatori! Annie, a quel punto, sarebbe stata odiata dagli spettatori. Altra differenza: il manoscritto di Paul Sheldon. Nel film Paul versa liquido infiammabile sul suo libro e poi lo dà alle fiamme, senza pensarci due volte (perché l'importante è salvare la pelle); nel romanzo, invece, Sheldon utilizza un manoscritto fittizio, facendo credere ad Annie che si tratti del suo ultimo lavoro. Annie nel film è assassinata da Paul all'interno delle mura della fattoria Wilkes, mentre nel romanzo l'ex infermiera killer trova la morte, sempre per mano di Sheldon, accanto al fienile della tenuta. Nel film solo una volta abbiamo l'occasione di vedere il fienile (o parte di esso): quando Annie, dopo aver praticato la tortura a Sheldon, gioca serena con la scrofa Misery. Sheldon alla fine del film pubblica un nuovo romanzo, che nulla ha a che fare con Misery. Nel romanzo, invece, Paul decide di riprendere le avventure della nobildonna, dando alle stampe Il figlio di Misery, ovvero il romanzo che aveva scritto con la collaborazione di Annie durante la terribile prigionia. Alla fine della pellicola, Sheldon nota in un ristorante una cameriera, che spinge un carrello di dolci, con le sembianze raccapriccianti di Annie. Nel romanzo Paul incrocia per strada un ragazzo che ha tra le mani una gabbia contenente una puzzola. Chiaro riferimento alla sua precedente condizione di prigioniero nelle grinfie di una psicopatica.















.png)
Nessun commento:
Posta un commento