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lunedì 5 ottobre 2026

LONGLEGS: UN INCUBO TERRIFICANTE NEL CUORE DELL'AMERICA RURALE DAL REGISTA OZ PERKINS


"Beh, sei magra

E sei debole

Hai sopra di te i denti di Idra


Sei dolce e sporca

E sei la mia ragazza"

                

                                                   T. Rex (1971)

Oscuro, visionario, psichedelico. Longlegs è il primo film del regista Oz Perkins, figlio d'arte. Il papà del cineasta americano è nientemeno che l'indimenticabile Anthony Perkins, il Norman Bate di Psycho, capolavoro in bianco e nero di Alfred Hitchcock diretto nel 1960. 

Longlegs: la trama

La bambina con la polaroid

Oregon, anni Settanta. Una casetta di campagna in mezzo alla neve. Una bambina bionda sta disegnando nella sua cameretta. Dai vetri della finestra che ha di fronte nota un automobile avvicinarsi all'abitazione. C'è un uomo alla guida e una figura scura sul sedile accanto. Incuriosita, la bambina decide di scendere a dare un'occhiata. Indossa giacca, guanti e cappello di lana, poi mette al collo una macchina fotografica Polaroid. Giunta nel cortile, si avvicina all'automobile ma non vede nessuno. Sente una voce alle sue spalle. Compare all'improvviso un uomo con il volto dipinto di bianco. 



Lee la chiaroveggente

Oregon, seconda metà degli anni Novanta. Lee Harker (Maika Monroe) è una giovane recluta dell'FBI. Insieme ad un collega, si reca in un quartiere residenziale dello Stato dell'Oregon per dare la caccia ad un pericoloso assassino seriale. Osservando le numerose villette a schiera, Lee ha una straordinaria intuizione: l'assassino si trova in una di queste abitazioni. Il collega insiste per entrare senza attendere i rinforzi, ma viene sparato a morte da un uomo armato di fucile. Lee, terrorizzata, entra in casa: trova l'uomo seduto sul suo letto, in una inspiegabile calma apparente. Dopo questo episodio, Lee viene sottoposta a dei test che attestano una probabile chiaroveggenza. 



A caccia del serial killer

Lee viene assegnata alla squadra di agenti speciali Carter (Blair Underwood) e Browning (Michelle Choi-Lee) che da circa trent'anni sta indagando su una misteriosa catena di omicidi-suicidi: il padre uccide la moglie e i figli (uno dei quali è sempre una femmina nata il giorno 14) per poi togliersi la vita. In tutte le scene del crimine (il primo caso risale al 14 Luglio 1966) è stata ritrovata una lettera scritta in codice e firmata "Longlegs". La grafia non corrisponde alle vittime oppure a conoscenti e non sono mai state ritrovate prove forensi che attestino la presenza di qualcuno in casa durante i delitti.



Biglietto in codice

Lee fa la conoscenza di Anna (Carmel Amit) e Ruby Carter (Ava Kelders), rispettivamente moglie e figlia dell'agente Carter, e riceve un invito alla festa di compleanno di Ruby. Dopo essere rientrata a casa ed aver parlato a telefono con la madre Ruth (Alicia Witt), Lee riceve la visita di una figura misteriosa. Quest'ultima le lascia un biglietto di auguri per i suoi 9 anni (poiché Lee è nata evidentemente il 14 Gennaio) con un passo della Bibbia in codice (Apocalisse 13:1), accompagnato dalla sua decodifica, oltre ad un altro biglietto da decodificare. Lee riesce a decifrare tutto il testo con l'aiuto della Bibbia, scoprendo che si tratta di una minaccia: se rivelerà a qualcuno come ha decifrato il codice, allora Longlegs ucciderà sua madre Ruth. L'agente, durante la sua decodifica, scopre due importanti indizi: Longlegs cita spesso la fattoria della famiglia Camera (omicidio-suicidio avvenuto l'8 Marzo 1975) e il fatto che le "X" segnino il luogo della carneficina, poiché ogni omicidio-suicidio è avvenuto sei giorni prima o dopo il compleanno del 14. Lee ha l'intuizione di segnare le date degli omicidi su un calendario lineare: ne viene fuori il simbolo occulto di un triangolo rovesciato. Alla serie manca però una data precisa, quella del 13...



Longlegs: commento 

Longlegs: la tematica

Oscuro, visionario, psichedelico. Sono questi gli aggettivi che definiscono meglio il film di Oz Perkins, Longlegs. "Oggi ho messo le mie gambe lunghe", esclama il personaggio nero (all'anagrafe Dale Ferdinand Kobble) interpretato da Nicholas Cage. Quelle gambe lunghe che gli impediscono di guardare la piccola Lee dritto negli occhi. Longlegs si piega verso di lei, Lee scatta una fotografia con la sua polaroid e il gioco è fatto. La foto, custodita in un vecchio baule nella cameretta di Lee, permetterà alla polizia di inchiodare Dale Ferdinand Kobble. Il tema del male è un fil rouge che attraversa tutta la pellicola. Un male ineluttabile, impossibile da sconfiggere, penetrato nelle viscere dell'essere umano. Un male che si manifesta attraverso l'evocazione e il culto del demonio da parte del Gran Maestro Kobble e dei suoi adepti (una persona molto vicina a Lee). 



Longlegs: regia e fotografia

La tematica satanista è intimamente legata alla fotografia della pellicola (curata da Andrés Arochi): luci psichedeliche e lampeggianti, la sgranatura dell'immagine tipica del cinema degli anni Settanta nelle scene in flashback che raccontano l'infanzia di Lee e gli omicidi di Longlegs, la dicotomia bianco/rosso (il bianco candido della neve nel villaggio rurale dove viveva Lee da bambina e dove continua a vivere sua madre si contrappone al rosso vivo del sangue versato dalle vittime di Kobble, della sua faccia spappolata, delle luci a led che illuminano appena il seminterrato di casa Harker). Altrettanto oscura è la regia di Oz Perkins: campi lunghi sulla fattoria Harker, primi piani disturbanti sui volti dei personaggi (Longlegs in maniera particolare), total shot d'interni (la fattoria Harker piena di robaccia, il seminterrato carico di orrori dove vive Kobble, la casa ordinata del detective Carter) e dettagli rivelatori (la polaroid, il ciondolo nell'auto di Kobble, la porta chiusa nella fattoria Harker, le lettere di Longlegs, le bambole a grandezza umana). Perkins si impadronisce dei codici formali del racconto orrorifico, li manipola, sparigliando le carte e lasciandoci disorientati. Alla fine della fiera, ogni cosa ritorna al suo posto, soddisfacendo la nostra curiosità animale. 



Longlegs: ambientazione e scenografia

Come in Psycho (Alfred Hitchcock, 1960) il personaggio di Norman Bate (interpretato dalla leggenda Anthony Perkins, papà di Oz) sì aggirava nelle lande sperdute in cui era stato edificato il Bates Motel, così in Longlegs il personaggio di Kobble si aggira nelle periferie dimenticate dell'Oregon, mietendo vittime. Perkins predilige (forse omaggiando il film capolavoro interpretato dal famoso genitore) i luoghi remoti degli Stati Uniti, dell'America, della Terra. Ed è proprio in questi luoghi che il senso di angoscia interiore e la solitudine dell'uomo si manifestano in tutta la loro potenza. Siamo nella metà degli anni Novanta: il processo di frammentazione dell'Io è ormai nel suo stadio maturo. Ogni persona è un isola: mamma Ruth vive come una vecchia cariatide isolata dal mondo esterno in una grande fattoria dell'entroterra; Lee Harker è totalmente immersa nel suo lavoro di detective, sembra non vedere più in là del suo naso o forse non vuole o non può vedere; le famiglie sembrano serene e affiatate, ma il male striscia tra di loro come un serpente velenoso; Kobble è un individuo solitario che vaga da una fattoria all'altra, senza una meta precisa, il cui unico obiettivo è perpetrare il male. Altrettanto angosciose e stranianti le scenografie (curate da Danny Vermette, Brendan Megannety, Trevor Johnston): l'appartamento asettico dove piomba Lee all'inizio del film; la villetta ultraordinata in stile anni Sessanta in cui vive la famiglia Carter; la fattoria abbandonata, simbolo della mad house per eccellenza (con tanto di fienile che nasconde un oscuro segreto), dove viveva la famiglia Camera; la baita nel bosco dove risiede Lee, cupa ed isolata, interamente costruita in legno; la fattoria Harker, un puntino bianco in mezzo alla neve, luogo di ricordi e di oggetti accumulati, vero legame con il serial killer Longlegs.



Longlegs: interpreti e personaggi

Maika Monroe si cala alla perfezione nell'uniforme da detective di Lee Harker: seria e determinata come poliziotta, nasconde in realtà una fragilità interiore che le impedisce di instaurare un vero dialogo con la madre Ruth, di socializzare con i colleghi, di condurre una vita normale. Questa fragilità è probabilmente alla base della sua estrema sensibilità: Lee ha il dono della preveggenza che le permette di svolgere al meglio il suo lavoro. Sembra Clarince Starling (la recluta dell'FBI, interpretata da Jodie Foster, nel film Il silenzio degli innocenti diretto da Jonathan Demme nel 1991) quando penetra nell'appartamento dell'assassino nella prima sequenza al cardiopalma della pellicola. Sembra anche, nella sequenza successiva, il cacciatore di androidi Rick Deckard (uno straordinario Harrison Ford) del film Blade Runner (Ridley Scott, 1982) quando viene sottoposta al test di valutazione delle capacità psicologiche. Nicholas Cage è semplicemente sconvolgente nei panni di Dale Ferdinand Kobble: viso imbrattato di cerume bianco, pantaloni e giubbotto color ghiaccio, espressione vuota, gesti inconsulti con le mani ed urla isteriche. Fa paura solo a guardarlo ed è veramente irriconoscibile. Sembra davvero un fanatico adoratore del demonio nonché serial killer da strapazzo al volante della sua automobile Chevrolet Caprice Custom Wagon del 1966. Certo è che il suo personaggio ricorda due famigerati serial killer americani: Zodiac, il serial killer dello Zodiaco, che comunicava con le forze dell'ordine e con la stampa attraverso delle lettere scritte in codice; Charles Manson, l'oscuro mandante del massacro di Cielo Drive, il santone pazzo che ammaestrava e manipolava un nutrito gruppo di fedeli seguaci. Ultimo interprete da menzionare è Alicia Witt che interpreta Ruth Harker, la madre silenziosa e misteriosa di Lee. Alicia Witt riesce a trasmettere con naturalezza le emozioni soffocate di mamma Ruth: sentiamo la sua voce tremolante mentre parla a telefono con la figlia, la vediamo nella camera da letto di casa Harker, circondata da scatoloni, oggetti di porcellana accumulati, ciarpame e vecchi mobili, ancora la vediamo vestita da suora mentre consegna dei pacchi misteriosi. Un personaggio ambiguo, carico di angosce, che si trascina dietro un segreto indicibile. Una catena di omicidi-suicidi che ricorda molto da vicino quella del film Sinister, diretto da Scott Derrickson nel 2012.







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